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" Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia.
Territori che conosco pur non essendoci mai stata.
E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora ad emozionarmi
e a regalarmi istanti di stupore.
Lo so: è sdolcinato, stucchevole e patetico, ma non posso farci niente.
Credo sia la conseguenza naturale di quando si incontra
finalmente il piede che calza alla perfezione
la scarpetta che tieni in mano da anni. "
Mi ritrovavo spesso durante il giorno a sorridere pensando a lui.
Era un modo di amarlo. Ora basta girarmi e lo vedo.
Ti amo davvero.
' Tu sei tutto ciò che prima
non sono mai riuscita a dire.
Mai riuscita a vedere, fare, capire.
Finalmente sei qui.... ' :)
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" E così cresceva Pehnt. Mangiando uova a pranzo e cena, stando in piedi sulle seggiole, e annotando una verità al giorno su un quaderno viola. Girava con quella enorme giacca addosso come viaggia una lettera nella busta che reca scritta la sua destinazione. Girava avviluppato nel suo destino. Come tutti, peraltro, solo che in lui lo si poteva vedere ad occhio nudo. Non aveva mai visto la capitale e non poteva immaginare cosa precisamente stava inseguendo. Ma aveva capito che, in qualche modo, il gioco consisteva nel diventare grandi. E ce la metteva tutta per vincere. Però, la notte, sotto le coperte, dove nessuno poteva vederlo, più silenziosamente possibile, con un po' di batticuore, si rannicchiava più che poteva, proprio così, e come un tubo contorto in cui non sarebbe passata una voce nemmeno a sparargliela dentro con un cannone si addormentava e sognava una giacca eternamente troppo grande. "
*Pulce*
Buona Pasqua a tutti. Anche a te, patato.
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